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Una storia nella storia: il Museo del Teatro alla Scala
Duecento anni di musica: tanti risuonano tra le mura del Teatro alla Scala e del suo Museo: risuonano lungo le file della platea, tra i palchi da dove dame eleganti  lanciavano fiori, tra le gallerie del loggione, da dove i ragazzi studenti applaudivano e cantavano la loro passione...Qui nacquero i grandi successi e trionfi, come il Nabucco di Giuseppe Verdi, con il celebre coro "Va' Pensiero sull'ali dorate...", ad incendiare gli animi di spirito e desiderio di libertà...
Tutto questo viene narrato nel Museo del Teatro alla Scala, dove, oltre che risuonare nelle note durante le prove d'opera, si legge nei volti dei ritratti di musicisti 
Il Teatro alla Scala
e cantanti d'opera, che ne hanno fatto la storia.
Si comincia dalla Commedia dell'Arte, il cosiddetto teatro di strada, nato nel XVII° secolo, in cui delle maschere fisse rappresentavano sempre le stesse figure: nacquero così Arlecchino e Pulcinella,  Colombina e Pantalone..., le maschere del Carnevale che tutti conosciamo. 
Tuttavia, il grande commediografo Carlo Goldoni portò la rivoluzione nel Teatro del Settecento: egli con grande ironia rappresentò nelle sue commedie i vizi e le virtù di Borghesia e Aristocrazia, sempre contrapposte nel voler dimostrare la supremazia dell'una sull'altra.
Il Melodramma, la grande tradizione  musicale del "belcanto italiano", venne invece 
Il pianoforte di Listz
rivoluzionata da Gioacchino Rossini(1792-1868), autore del celebre "Barbiere di Siviglia", opera brillante, ma di opere anche serie come "L'Italiana in Algeri", "Cenererentola", "Semiramide", "Guglielmo Tell", e la celebre "Gazza Ladra". Per la sua precocità fu chiamato il "Mozart italiano".
Nacque poi Giuseppe Verdi (1813-1901), la cui musica appassionata  divenne simbolo dello spirito patriottico italiano e del desiderio di liberazione dagli stranieri, ovvero gli Austriaci che governavano il Lombardo Veneto.
A lui e alle sue due mogli viene dedicata un'intera parete, con il ritratto di Margherita Barezzi alla sua sinistra, e Giuseppina Strepponi alla sua destra.
Le maschere e il ritratto di Carlo Goldoni
La prima moglie, Margherita, figlia di Antonio Barezzi, suo padre adottivo che lo aveva mantenuto agli studi, lo accompagnò a Milano e lo spinse a non scoraggiarsi in quei primi tempi difficili, morendo dopo avergli dato due bambini, morti anche loro piccoli. Giuseppina Strepponi, invece era un celebre soprano, che divenuta prima sua compagna e poi sua moglie, visse con lui per quarant'anni, fino alla morte.
Essi abitarono insieme prima a Busseto, dove soffrirono per i pettegolezzi degli abitanti, che non accettavano Giuseppina per il suo passato e per  il fatto che non si fossero ancora sposati, e poi andarono nella bella villa di S.Agata, nella campagna bussetiana. Di Giuseppina ci sono due ritratti, il primo in basso, in cui si presenta molto bella, sorridente, forse ancora nel pieno del successo, l'altro in alto, in cui sempre giovane, pare tuttavia più sofferta. Verdi, oltre al primo successo del "Nabucco", fu autore anche di opere patriottiche come "I Lombardi alla Prima Crociata", e poi "Ernani", "Macbeth", "Don Carlos"..,, ma l'autentica rivoluzione musicale avvenne con il "Rigoletto", la storia di un buffone che voleva vendicare l'onore della figlia che gli era stata
Giuseppe Verdi
 
rapita. A questo seguirono "Il Trovatore"  e "La Traviata", la storia della "Dama delle Camelie". Questa, tratta da un romanzo di Alexandre Dumas, racconta di una giovane mantenuta da un ricco protettore, Violetta, che, per amore, decise di cambiar vita, ma fu costretta dal padre di lui e dalla mentalità piccolo-borghese che non le perdonava il suo passato, a lasciare il giovane che amava.
Il canto disperato di Violetta, "Amami Alfredo",rimarrà inciso negli animi, risuonando nei teatri di tutto il mondo, simbolo dell'amore di ogni donna, che non viene accettato dalla società per motivi di convenienze sociali...Un ritratto del soprano Teresa Stoltz ricorda la sua tormentata amicizia con i coniugi Verdi. Si ritrovano poi i ritratti di Gaetano Donizzetti(1797-1849)autore della celebre "Lucia di Lamermoor" e  dell'"Elisir D'Amore", tra le sue più importanti opere, e di Giacomo Puccini (1858-1924),  il più grande musicista d'opera dopo Verdi. Dalla vita molto disordinata, egli riuscì tuttavia a creare una musicista dolcissima e struggente nelle sue più grandi opere, Boheme, Turandot, Tosca e Madama Butterfly.
Le sue storie d'amore, sempre tormentate e piene di contrasti, come nella vita, erano scavate però da un 
Giuseppina Strepponi
sentimento profondo e spesso doloroso. Così dolcissimo risuona, in Boheme, il canto d'amore di Mimì: " Ho tante cose che ti voglio dire, o una cosa sola, ma grande come il mare..." 
Nell'ultima stanza si viene accolti da un ritratto di Giuseppe Verdi negli ultimi anni, in contemplazione davanti all'immensità del mare...
A lato si ritrovano i bei ritratti dei soprani più famosi del Novecento, Maria Callas e Renata Tebaldi, di fianco al celebre musicista Arturo Toscanini.
Il Foiez
I Duecento Anni della Scala
"Con mia grande sorpresa vidi che stavano demolendo una chiesa per far posto a un teatro." (Thomas Jones)
Il Teatro era la Scala che infatti fu costruita dove un tempo si trovava un'antica chiesa, S.Maria alla Scala, su progetto di Giuseppe Piermarini.Così nel 1778 venne inaugurata con lo spettacolo "L'Europa Riconosciuta" di Salieri.
Quella sera era presente anche Pietro Verri, che scrisse al fratello: 
"La pompa dei vestiti è somma, le comparse ti popolano il palco di più di cento figure...
...mentre te ne stai aspettando ascolti un tuono, poi uno scoppio di fulmine, e questo è il segnale, perchè l'orchestra cominci l'ouverture, al momento s'alza il sipario, vedi un un mare in burrasca."
Il Teatro alla Scala nell'Ottocento
I palchi  e il ridotto divennero il cuore della vita sociale e cittadina, teatro di tanti piccoli fatti e curiosità.
Il pubblico si ritrovava qui  a giocare alla roulette e persino d'azzardo , portandosi da mangiare salsicce, salame e buon vino. Infatti da allora fu proibito giocare in città ad eccezione dei teatri nei giorni di spettacolo.
La Scala racconta anche la storia di famiglie milanesi, come i Trivulzio e i Litta, i Belgioioso e i Visconti, fino alle grandi personalità della letteratura, come Sthendal e
Foscolo, Parini e Manzoni.
Col tempo mutò anche l'architettura esterna, quando furono demoliti i palazzi di fronte al Teatro per creare la piazza.
Nel 1843, durante l 'Ultima Guerra il Teatro fu gravemente danneggiato da un bombardamento:
"Non potemmo che piangere" scrisse Nicola Benois, scenografo del teatro, non potendo più dare spettacoli per i militari e i feriti. 
Nell'11 maggio 1946 tuttavia la nuova sala ricostruita venne inaugurata da Arturo Toscanini. Di quella serata fu scritto: "Quella sera (Toscanini)... dirigeva anche per tutta 
la folla che occupava in quel momento le piazze vicine, davanti alle batterie degli altoparlanti.
Nel marzo 2020 un'altra tragica realtà, la pandemia del Coronavirus che ha colpito l'intero pianeta e anche l'Italia con migliaia di vittime, ha costretto il Teatro a sospendere tutti gli spettacoli, per rispettare la rigida Quarantena stabilita per tutta la nazione.
Ed ora è ancora silenzio...
Testo e Foto di 
Grazia Paganuzzi
Test e Foto di
Grazia Paganuz
Il soffitto del Teatro
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