Un mirabile luogo di delizie:Villa  Visconti Borromeo Arese Litta
La candida facciata esterna si affaccia in tutta la sua estensione sull'ampia piazza antistante: è questa Villa Visconti Borromeo Arese Litta, meglio conosciuta come Villa Litta di Lainate, antica villa storica del XVI° sec., particolarmente nota per il suo famoso Ninfeo.
Fu Pirro I° Visconti che nel 1585, ispirandosi alle ville toscane dei Medici, creò Villa Litta come "luogo di delizie".
Mecenate milanese e uomo di vasta cultura, Pirro I° chiamò per questo compito i più abili artisti lombardi tra i quali l'architetto Martino Bassi, e tra i pittori più noti Camillo Procaccini e Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone.
 Facciata interna, in mattoni rossi,del palazzo Settecentesco di Villa Litta 
Il Ninfeo si presenta invece come una struttura che si articola in diversi ambienti decorati a mosaico  e con grotte artificiali, spezzando il verde del grande giardino. Viene considerato uno degli esempi più notevoli in Italia Settentrionale per la varietà delle decorazioni e giochi d'acqua che vengono tuttora messi in funzione d'estate.
Così lo descrisse Gualdo Priorato in occasione della visita a Milano di Margherita d'Austria-Stiria, ponendo in rilievo che "palazzo Borromeo di Lainate" era ravvivato da"giardini, fontane, giochi d'acqua e altre delitie non inferiori a qualsiasi altro luogo d'Italia, tanto più osservabili quanto che, in un paese privo d'acque naturali, con mirabile artificio se ne cavano tante da un pozzo profondo..."
Il Ninfeo
In seguito, dopo il 1721, Giulio Visconti Borromeo Arese fece costruire il palazzo Occidentale, mentre il figlio ne riordinò il giardino secondo le regole estetiche del tardo Settecento.
Pian piano tornano indietro i secoli, visitando le sale del palazzo Cinquecentesco. Basta sollevare lo sguardo per scoprire tracce di affreschi sul soffitto distaccati e poi ricollocati. Si accede nella sala di Enea, affrescata con scene mitologiche sulla fuga di Enea da Troia, quella della Caccia, con scene sullo stesso tema e lo stemma dei Visconti, e la sala del Fuoco, decorata con grottesche dell'epoca ed un grande camino con un grande fuoco dipinto.
Di color rosso bruno si presenta invece l'imponente palazzo Settecentesco , dal cortile porticato con tre ariose arcate, simile a quello del Cinquecento.
Una statua del Ninfeo
Numerose sono le sue sale, tra cui quella della Virtù, con simboli araldici e i tre busti in stucco di Omero, Petrarca e Dante, la magnifica sala da Pranzo con pavimento e mosaico veneziano e una finta cupola affrescata sul soffitto, dalla bella stufa in maiolica e le specchiere dorate, la sala dei Baci chiamata così per i suoi medaglioni affrescati a soggetto amoroso.
In mezzo al verde parco, inserito ad arte si trova il Ninfeo, considerato uno dei luoghi di delizie più interessanti e raffinati del Rinascimento Lombardo. Pirro I° Visconti Borromeo lo volle per celebrare il proprio status sociale al pari delle nobili grandi famiglie, come i Medici e i Gonzaga.
Fontana
L'edificio ornato di statue, mosaici e grottesche fu creato per stupire e quindi arricchito di fontane e notevoli meccanismi di ingegneria idraulica. Intorno all'Atrio dei Quattro Venti, infatti si dispiegano sale decorate con figure geometriche, floreali e antropomorfe, come ad esempio, il Cortile delle Piogge.
Interessanti sono i famosi scherzi e giochi d'acqua azionati dalla pressione dell'acqua, che descrisse lo stesso Stendhal.
E' questo, davvero, uno dei più notevoli esempi di "luoghi di delitie" rinascimentali, ideato per suscitare meraviglia...
Testo e Foto di 
Grazia Paganuzzi
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L'attuale facciata in stile romanico tuttavia risale a fine Ottocento, secondo il "gusto storicistico" dell'epoca. Ancora oggi l'interno appare in stile barocco con un atrio "chiuso" da due cappelle con gli affreschi di S.Carlo al Sepolcro" e S.Filippo Neri presentato a S.Carlo". In altre due cappelle invece si trovano due interessanti gruppi scultorei in terracotta dell'"Ultima Cena" e del "Trittico sulla morte del Signore". Davanti all'abside vi è invece un sarcofago dei Maestri Campionesi della prima metà del 1300, che in passato conteneva alcune reliquie della Terra Santa, trasportate qui dai Crociati.

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